A cura di Roberta Paradisi e Tiziana Guidi
Psicologhe psicoterapeute · Cofondatrici ParPai

Perché percepire il corpo è solo una parte del processo
Oggi ho litigato con una persona e ho un forte mal di pancia. Sento anche dolore alle mani. La prima cosa che penso è: questa è rabbia. Una rabbia fortissima.
Poco dopo mi telefona Carla. Anche lei ha mal di pancia, ma nel suo caso è iniziato il ciclo.
Più tardi arrivo in studio. Filippo fa fatica ad accorgersi di ciò che succede nel proprio corpo e a distinguere alcuni segnali interni. Dopo di lui entra Carlos. Parla anche lui della pancia, dentro giornate segnate da un’ansia intensa e dalla paura di sbagliare.
A quel punto mi fermo. Tre persone hanno usato la stessa espressione, mal di pancia, per raccontare esperienze diverse. Io, intanto, avevo già deciso che il mio significasse rabbia.
È questo il passaggio che mi interessa: sentire qualcosa nel corpo è solo una parte del processo.
Che cos’è l’interocezione
Si chiama interocezione l’insieme dei processi attraverso cui il sistema nervoso rileva, integra e interpreta informazioni provenienti dall’interno del corpo, molte delle quali non raggiungono la coscienza (Khalsa et al., 2018).
Di alcune, invece, ci accorgiamo chiaramente: cambia il respiro, il cuore accelera, compare una tensione allo stomaco.
Il segnale è reale, ma non contiene necessariamente già la sua spiegazione.
Un cuore accelerato può comparire dopo uno sforzo oppure in situazioni emotivamente molto diverse. Le sensazioni corporee contribuiscono alla nostra esperienza emotiva, ma non esiste un dizionario universale in cui a ogni segnale corrisponda una sola emozione (Greenwood & Garfinkel, 2025).
Per questo formule come “il corpo sa” o “se lo senti nel corpo, allora è vero” rischiano di diventare fuorvianti.
È vero che lo senti. Capire che cosa significhi richiede qualche informazione in più.
Interocezione e ansia: sentire molto non vuol dire sentire meglio
Anche nella ricerca queste cose vengono tenute separate. Una cosa è quanto riusciamo a rilevare un segnale, un’altra è quanto ci sentiamo attenti o sensibili al nostro corpo. Le due dimensioni possono non coincidere (Garfinkel et al., 2015; Desmedt et al., 2025).
Con l’ansia questa differenza si vede bene.
Una persona può accorgersi continuamente di piccole variazioni corporee senza per questo rilevarle con maggiore accuratezza. Una meta-analisi di 55 studi non ha trovato una relazione generale tra ansia e maggiore accuratezza cardiaca. Altre ricerche mostrano invece una maggiore attenzione preoccupata verso le sensazioni corporee e una tendenza a valutarle negativamente (Adams et al., 2022; Clemente et al., 2024).
Il corpo può quindi essere molto presente e, nello stesso tempo, diventare fonte di allarme. Nel panico, un’attenzione fortemente orientata alla minaccia può accompagnarsi a interpretazioni catastrofiche delle sensazioni corporee.
Ci sono poi persone che incontrano una difficoltà diversa: accorgersi dei segnali. Possono notare tardi alcuni bisogni corporei oppure sentire qualcosa senza riuscire a identificarlo bene.
Anche nell’alessitimia, per esempio, si può faticare a riconoscere e descrivere un’emozione pur avvertendo chiaramente qualcosa nel corpo (Van Bael et al., 2024).
Nelle neurodivergenze il quadro è molto variabile. I dati disponibili non sostengono un deficit interocettivo uniforme nell’autismo e i risultati cambiano in base alla dimensione considerata e al modo in cui viene misurata (Klein et al., 2025). Sull’ADHD, invece, le ricerche sono ancora troppo limitate per descrivere un profilo definito (Bruton et al., 2025).
Allora dobbiamo ascoltare il corpo oppure no?
Sì, purché non trattiamo ogni sensazione come una risposta già pronta.
Nel lavoro clinico ed educativo, chiedere “che cosa senti nel corpo?” può essere utile. A volte serve una domanda in più: “Che cosa ti fa pensare che quella sensazione significhi proprio questo?”
Stomaco chiuso = ansia può essere una possibilità. Non è una legge.
A volte possiamo anche fermarci a: “Sento qualcosa, ma non so ancora che cosa significhi”.
Quel “non so” può essere una risposta del tutto legittima. Lascia spazio al contesto, a ciò che succede dopo e a eventuali spiegazioni alternative.
È un passaggio che si collega anche al lavoro sulla finestra di tolleranza e sulla regolazione dell’ansia già affrontato nel Journal: accorgersi di ciò che succede nel corpo è importante, ma diventa davvero utile quando riusciamo a leggere quei segnali dentro la situazione in cui compaiono.
Naturalmente, un sintomo nuovo, intenso o persistente non dovrebbe essere attribuito automaticamente a una causa psicologica e può richiedere una valutazione medica.
Ripenso allora al mio mal di pancia. Avevo pensato subito alla rabbia.
Forse avevo ragione, ma la sensazione da sola non bastava a dimostrarlo.
Il corpo ci dà informazioni; capire che cosa significhino, in quella persona e in quel momento, richiede qualcosa in più.
Prima di decidere cosa significa
Quando senti qualcosa nel corpo, prova a separare per un momento ciò che stai percependo da ciò che pensi significhi.
Che cosa sento, senza ancora interpretarlo?
Esempio: pressione allo stomaco, calore, battito accelerato.
Qual è la prima spiegazione che mi viene in mente?
“È ansia”, “sono arrabbiata”, “sta succedendo qualcosa”.
Che cosa stava succedendo quando è comparso il segnale? Ci sono anche fattori fisici, ambientali o situazionali da considerare?
Quanto sono sicura della mia interpretazione, da 0 a 10?
Se la risposta non è 10, che cosa potrebbe ancora mancare?
“Questo è ciò che sento. Questa è, per ora, la mia interpretazione.”
Questo esercizio non è un test diagnostico. È uno strumento psicoeducativo basato sulla distinzione tra percezione interocettiva, interpretazione, contesto e valutazione della propria certezza (Garfinkel et al., 2015; Khalsa et al., 2018; Desmedt et al., 2025).
Bibliografia
Adams, K. L., Edwards, A., Peart, C., Ellett, L., Mendes, I., Bird, G., & Murphy, J. (2022). The association between anxiety and cardiac interoceptive accuracy: A systematic review and meta-analysis. Neuroscience & Biobehavioral Reviews, 140, 104754. https://doi.org/10.1016/j.neubiorev.2022.104754
Bruton, A. M., Levy, L., Rai, N. K., Colgan, D. D., & Johnstone, J. M. (2025). Diminished interoceptive accuracy in attention-deficit/hyperactivity disorder: A systematic review. Psychophysiology, 62(2), e14750. https://doi.org/10.1111/psyp.14750
Clemente, R., Murphy, A., & Murphy, J. (2024). The relationship between self-reported interoception and anxiety: A systematic review and meta-analysis. Neuroscience & Biobehavioral Reviews, 167, 105923. https://doi.org/10.1016/j.neubiorev.2024.105923
Desmedt, O., Luminet, O., Maurage, P., & Corneille, O. (2025). Discrepancies in the definition and measurement of human interoception: A comprehensive discussion and suggested ways forward. Perspectives on Psychological Science, 20(1), 76–98. https://doi.org/10.1177/17456916231191537
Garfinkel, S. N., Seth, A. K., Barrett, A. B., Suzuki, K., & Critchley, H. D. (2015). Knowing your own heart: Distinguishing interoceptive accuracy from interoceptive awareness. Biological Psychology, 104, 65–74. https://doi.org/10.1016/j.biopsycho.2014.11.004
Greenwood, B. M., & Garfinkel, S. N. (2025). Interoceptive mechanisms and emotional processing. Annual Review of Psychology, 76, 59–86. https://doi.org/10.1146/annurev-psych-020924-125202
Khalsa, S. S., Adolphs, R., Cameron, O. G., Critchley, H. D., Davenport, P. W., Feinstein, J. S., Feusner, J. D., Garfinkel, S. N., Lane, R. D., Mehling, W. E., Meuret, A. E., Nemeroff, C. B., Oppenheimer, S., Petzschner, F. H., Pollatos, O., Rhudy, J. L., Schramm, L. P., Simmons, W. K., Stein, M. B., … Interoception Summit 2016 participants. (2018). Interoception and mental health: A roadmap. Biological Psychiatry: Cognitive Neuroscience and Neuroimaging, 3(6), 501–513. https://doi.org/10.1016/j.bpsc.2017.12.004
Klein, M., Witthöft, M., & Jungmann, S. M. (2025). Interoception in individuals with autism spectrum disorder: A systematic literature review and meta-analysis. Frontiers in Psychiatry, 16, 1573263. https://doi.org/10.3389/fpsyt.2025.1573263
Van Bael, K., Scarfo, J., Suleyman, E., Katherveloo, J., Grimble, N., & Ball, M. (2024). A systematic review and meta-analysis of the relationship between subjective interoception and alexithymia: Implications for construct definitions and measurement. PLOS ONE, 19(11), e0310411. https://doi.org/10.1371/journal.pone.0310411
